La Prova della Veridicità Storica dei Vangeli

Summary

Ci sono cinque ragioni che vengono presentate nell’esporre il pensiero che gli studiosi, i quali accettano la credibilità storica della narrativa riguardante Cristo come esposta nei Vangeli, non debbano sostenere il peso del doverne provare la credibilità nei confronti di altri studiosi che hanno a riguardo una posizione più scettica.

"Rediscovering the Historical Jesus: The Evidence for Jesus." Faith and Mission 15 (1998): 16-26.

La volta scorsa abbiamo visto che i documenti del Nuovo testamento sono le fonti storiche più importanti che abbiamo riguardo a Gesù di Nazareth. I cosiddetti vangeli apocrifi sono delle contraffazioni scritte molto tempo dopo, e sono, per la maggior parte, delle elaborazioni dei quattro vangeli del Nuovo Testamento.

Questo non significa che non abbiamo fonti storiche che parlino di Gesù al di fuori della Bibbia. Ne abbiamo. Esistono riferimenti a Gesù negli scritti Ebraici e cristiani, al di fuori del Nuovo Testamento. Gli scritti dello storico Ebraico Giuseppe Flavio sono particolarmente interessanti. Fra le pagine dei suoi scritti lui menziona personaggi presenti nel Nuovo testamento. Personaggi come i sommi sacerdoti Anna e Caifa, il governatore Romano Ponzio Pilato, Re Erode, Giovanni Battista, e persino Gesù stesso e Giacomo suo fratello. Sono state fatte delle scoperte archeologiche di uguale importanza storica che hanno confermato l’esistenza di persone e luoghi menzionati nei vangeli. Per esempio nel 1961 abbiamo avuto la prima conferma storica riguardante Pilato negli scavi della città di Cesarea. È stata scoperta una placca con incisa una dedica che riportava il nome e la carica politica di Ponzio Pilato. Più recentemente, nel 1990, è stata scoperta a sud di Gerusalemme la tomba di Caifa, il sommo sacerdote che ha presieduto al processo di Gesù. E quasi certamente, secondo Luke Johnson, uno studioso del Nuovo testamento alla Emory University, la tomba nei sotterranei della chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme è la tomba in cui Gesù stesso fu riposto da Giuseppe di Arimatea dopo la crocifissione.

Persino lo storico più critico può con fiducia asserire che un Ebreo di nome Gesù ha insegnato e fatto cose strabilianti in Palestina durante il regno di Tiberio, che fu poi crocifisso sotto Ponzio Pilato ed ha continuato ad avere seguaci anche dopo la sua morte.  [1]

Tuttavia se vogliamo avere i dettagli sulla vita di Gesù e i suoi insegnamenti dobbiamo affidarci al Nuovo Testamento. Le fonti extra bibliche possono confermare quello che leggiamo nei Vangeli ma in realtà non ci dicono nulla di nuovo. Quindi la domanda non può che essere: quanto sono storicamente affidabili i documenti del Nuovo Testamento?

Su chi ricade il peso del dovere provare le cose

Eccoci ad affrontare la domanda cruciale su chi debba ricadere il peso del provare le cose. Dovremmo assumere che i vangeli sono affidabili a meno che non venga provato che sono inaffidabili? O al contrario che sono inaffidabili a meno che non venga provato che sono affidabili? Sono innocenti a meno che venga provato che sono colpevoli o colpevoli a meno che venga provato che sono innocenti? Gli studiosi scettici quasi sempre assumono la posizione che i vangeli sono colpevoli a meno che non si provi la loro innocenza, vale a dire: assumono che i vangeli sono inaffidabili a meno che non venga provato che siano corretti riguardo ad un determinato fatto. Non sto esagerando: questo è davvero il modus operandi dei critici scettici.

Ma voglio elencare cinque ragioni per cui io ritengo che i vangeli debbano essere ritenuti affidabili a meno che non si provi che sono in errore.

1. Non intercorre abbastanza tempo perché possano essere sorti degli elementi leggendari a cancellare i fatti storici. L’intervallo fra gli eventi stessi e la loro trascrizione nei vangeli è troppo breve per permettere che la memoria di quello che era o non era accaduto potesse essere cancellata.

2. I vangeli non sono comparabili ai racconti popolari o alle più contemporanee “leggende metropolitane”. I racconti come quelli di Paul Bunyan e Pecos Bill o le leggende contemporanee raramente hanno a che fare con personaggi storici e di conseguenza non possono essere paragonati alla narrativa dei vangeli.

3. Il modo di tramandare le tradizioni sacre fra gli Ebrei era altamente sviluppato e affidabile. Nella cultura della Palestina del primo secolo l’abilità di memorizzare e ritenere grandi quantità di tradizioni orali era una qualità altamente ricercata e altamente sviluppata. A partire dall’infanzia, alle scuole elementari, e poi nelle sinagoghe ai bambini veniva insegnato come memorizzare fedelmente le tradizioni sacre. Non c’è dubbio che i discepoli abbiano esercitato una simile cura nel tenere a mente gli insegnamenti di Gesù.

4. Esistevano dei freni sull’abbellimento delle tradizioni orali riguardanti Gesù, come ad esempio la presenza di testimoni oculari e la supervisione degli apostoli stessi. Coloro che avevano visto e sentito Gesù predicare erano ancora in vita e i racconti riguardanti Gesù erano sotto la supervisione degli apostoli, questi elementi avrebbero agito da freno naturale alla tendenza a elaborare i fatti in una direzione contraria a quella custodita da coloro che avevano conosciuto Gesù.

5. Gli autori dei Vangeli hanno una comprovata affidabilità storica.

Non ho abbastanza tempo per poter parlare di tutti questi argomenti. Mi concentrerò quindi su primo e sull’ultimo punto.

1. Non intercorre abbastanza tempo perché possano essere sorti degli elementi leggendari a cancellare i fatti storici. Nessuno studioso contemporaneo crede che i vangeli siano delle bugie sfacciate, il risultato di una gigantesca cospirazione. Il solo luogo dove potrete trovare queste teorie di cospirazione è nella letteratura sensazionalistica, nella letteratura popolare e nella vecchia propaganda sovietica in quella che un tempo era la Cortina di Ferro. Quando si leggono le pagine del Nuovo Testamento non c’è dubbio che quelle persone credevano sinceramente nelle verità delle cose che proclamavano. Piuttosto è sin dai tempi di D. F. Strauss che gli studiosi scettici hanno cercato di spiegare i vangeli come il frutto di leggende. Come nel gioco del telefono che i bambini fanno, attraverso gli anni, col passare di bocca in bocca, le storie su Gesù si sono confuse e poi esagerate e mitizzate, finché i fatti originali sono andati persi. Le favole contadine Ebraiche si sono trasformate nel racconto del Figlio di Dio.

Tuttavia, uno dei maggiori problemi con l’ ipotesi della legenda, quasi mai affrontato dai critici scettici, è che il tempo fra la morte di Gesù e la scrittura dei vangeli è semplicemente troppo breve perché questo possa essere accaduto. Questo punto è stato ben spiegato da A. N. Sherwin-White nel suo libro Roman Society and Roman Law in the New Testament[2] Il professore Sherwin-White non è un teologo; è uno storico accreditato per quanto riguarda gli anni antecedenti e contemporanei alla vita di Gesù. Secondo Sherwin-White le fonti storiche riguardanti l’epoca greco-romana di solito cominciano ad essere di parte una o due generazioni o persino secoli dopo gli eventi narrati. Tuttavia gli storici non hanno difficoltà a ricostruire con confidenza il corso della storia Greco – Romana. Per esempio le più antiche biografie di Alessandro Magno sono state scritte da Arriano e Plutarco più di 400 anni dopo la morte di Alessandro, tuttavia gli storici le considerano veritiere. Le favolose leggende riguardanti Alessandro Magno si svilupparono secoli dopo le biografie di questi due scrittori. Secondo Sherwin-White, gli scritti di Erodoto ci permettono di stabilire il tempo necessario allo sviluppo delle legende, e i test mostrano che due generazioni non sono abbastanza perché le leggende possano annullare la solidità dei fatti storici. Per quanto riguarda i vangeli, il professore Sherwin-White afferma che il tempo necessario perché i vangeli avessero potuto diventare leggende è “incredibile.” Avrebbe richiesto molte più generazioni.

Infatti se aggiungiamo lo spazio di tempo di due generazioni dopo la morte di Gesù, arriviamo al secondo secolo, esattamente quando vediamo comparire i vangeli apocrifi. Questi contengono ogni sorta di storie fiabesche su Gesù. Storie che, per esempio, cercano di riempire il vuoto esistente fra gli anni dell’adolescenza di Gesù e gli inizi del suo ministero. Sono queste il tipo di leggende che i critici cercano, non i vangeli biblici.

Le cose si mettono ancora peggio per gli scettici quando prendiamo in considerazione che i vangeli stessi usano fonti che si avvicinano ancora di più agli eventi della vita di Gesù. Per esempio, il racconto della sofferenza e morte di Gesù, comunemente chiamata la Passione di Gesù, probabilmente non è stata originariamente scritta da Marco. Marco ha usato una fonte per la sua narrativa. Dal momento che il vangelo di marco è il più antico, la sua fonte per forza di cose deve essere ancora più antica. Infatti Rudolf Pesch, un esperto tedesco riguardo al vangelo di Marco, ci dice che la fonte per il racconto della Passione deve risalire almeno al 37 a.C. . appena sette anni dopo la morte di Cristo. [3] 

Un altro esempio: Paolo nelle sue lettere ci da informazioni riguardanti gli insegnamenti di Gesù, l’ultima cena, come fu tradito, la crocifissione, sepoltura, e le apparizioni dopo la sua resurrezione. Le lettere di Paolo furono scritte prima dei vangeli, e alcune delle sue informazioni, per esempio quelle che lui comunica nella sua prima lettera alla chiesa in Corinto, circa le apparizioni di Gesù dopo la sua resurrezione, sono state datate ad appena cinque anni dopo la morte di Gesù. Diventa semplicemente impossibile parlare di leggende in casi come questi.

5. Gli autori dei Vangeli hanno una comprovata affidabilità storica. Purtroppo ho tempo di esaminare solo uno dei possibili esempi: Luca. Luca è stato l’autore di un’opera in due parti: il Vangelo di Luca e gli Atti degli Apostoli. Questi in realtà costituivano un’unica opera, ma sono messi separati nella nostra Bibbia semplicemente perché la chiesa ha deciso di raggruppare i vangeli nel Nuovo Testamento. Luca è lo scrittore dei vangeli che più manifesta la consapevolezza di essere uno storico. Nella premessa al suo vangelo egli scrive:

Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi, come ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall'origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo, perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate. (Luca 1:1-4)

Questa premessa è scritta nella terminologia Greco Classico, la stessa usata dagli storici Greci; dopodiché Luca si esprime in Greco comune. Ma con questo ha voluto fare capire al lettore che, se volesse, può esprimersi come uno storico erudito. Ci parla della sua profonda investigazione della storia che sta per raccontarci e ci assicura che è basata sulle informazioni dei testimoni oculari e di conseguenza è veritiera.

Ma chi era questo autore che noi chiamiamo Luca? È ovvio che non fosse un testimone oculare della vita di Gesù. Ma veniamo a scoprire un fatto importante a suo riguardo nel libro degli Atti. A cominciare dal sedicesimo capitolo degli Atti degli Apostoli, quando Paolo giunge a Troas, quella che è l’odierna Turchia, l’autore inizia a scrivere al plurale: “Perciò, salpando da Troas, puntammo diritto su Samotracia,” “di là ci recammo a Filippi,” “Il sabato andammo fuori dalla porta, lungo il fiume, dove pensavamo vi fosse un luogo di preghiera,” ecc. La spiegazione più plausibile è che l’autore si fosse unito a Paolo per seguirlo nei suoi viaggi evangelisti delle città del Mediterraneo. Nel capitolo 21 egli riaccompagna Paolo in Palestina e infine a Gerusalemme. Questo significa che l’autore del vangelo di Luca e degli Atti è stato in contatto in prima persona con i testimoni oculari della vita e del ministero di Gesù in Gerusalemme. I critici scettici hanno fatto i salti mortali per cercare di non giungere a questa conclusione. Essi asseriscono che l’uso della prima persona plurale negli Atti non dovrebbe essere preso alla lettera; che è soltanto una forma letteraria comune a quei tempi nel narrare le storie di viaggi in mare. Senza tenere conto che molte delle storie dei viaggi di Paolo, narrate in Atti, non sono per niente ambientate in mare ma sulla terraferma! Ma la cosa ancora più importante è che questa teoria, quando la vai a testare, si dimostra essere pura fantasia. [4] Non esistono proprio forme letterarie in cui per descrivere dei viaggi in mare si usi la prima persona plurale – è stato dimostrato che il concetto stesso è il frutto di finzione accademica! Non si può non giungere alla conclusione che il vangelo di Luca e gli Atti sono stati scritti da un compagno di viaggio di Paolo e che questi mentre era a Gerusalemme ha avuto l’opportunità di intervistare i testimoni oculari della vita di Gesù. chi erano questi testimoni oculari? Forse possiamo trovare qualche indizio sottraendo dal vangelo di Luca tutto quello che già troviamo anche negli altri vangeli, scoprendo così quello che è menzionato solo nel vangelo di Luca. Quello che scopriamo è che quello che ci viene narrato solo da Luca ha a che fare con le donne che seguivano Gesù: persone come Joanna, Susanna, e per inciso, Maria la madre di Gesù.

Quanto è affidabile l’autore nel riportare correttamente i fatti? Il libro degli Atti ci permette di rispondere con fermezza a questa domanda. Il libro degli Atti ricalca fedelmente la storia secolare di quei tempi e l’accuratezza storica del libro degli Atti degli apostoli è indiscutibile. Questo è stato ulteriormente dimostrato da Colin Hemer, uno storico secolare che ha voluto esaminare storicamente il Nuovo Testamento nel suo libro The Book of Acts in the Setting of Hellenistic History. [5] Hemer esamina il libro degli Atti passandolo al setaccio e ricavandone un tesoro di conoscenza storica, a cominciare da quello che è già conosciuto storicamente per arrivare a quei dettagli che solo una persona che ha vissuto in quei luoghi poteva sapere. Di volta in volta viene dimostrata l’accuratezza di Luca: dal salpare della flotta Alessandrina col carico di frumento alla costiera tipica delle isole del Mediterraneo ai titoli specifici degli ufficiali locali, Luca descrive tutto correttamente. Secondo il professore Sherwin-White, “la conferma dell’accuratezza storica del libro degli Atti è strabiliante. Ogni tentativo di mettere in dubbio la sua fondatezza storica deve essere adesso ritenuto assurdo." [6] Il giudizio di Sir William Ramsay, il famoso archeologo, rimane corretto: “Luca è uno storico di primissimo ordine… Questo autore dovrebbe essere annoverato fra i più grandi storici di tutti i tempi." [7] Tenendo conto dell’accuratezza di Luca, la sua dimostrata affidabilità e il suo essere stato in contatto con i testimoni oculari degli eventi, possiamo con confidenza affermare che questo autore è degno di fiducia.

Sulla base delle cinque ragioni sopraccitate, siamo giustificati nell’accettare l’affidabilità storica di quello che i Vangeli ci dicono riguardo a Gesù a meno che venga provato che siano in errore. Come minimo, non possiamo assumere che siano in errore a meno che non li si provi corretti. La persona che nega l’affidabilità dei Vangeli ha l’onere di dover provare la sua posizione.

Aspetti Specifici della Vita di Gesù

Per la natura stessa delle cose trattate, sarebbe impossibile aggiungere ulteriori elementi per dimostrare che alcune storie narrate nei Vangeli siano storicamente vere. Come possiamo provare, per esempio, la storia della visita di Gesù a Marta e Maria? Sappiamo però che la storia ci viene raccontata da un autore affidabile che era in grado di conoscere i fatti e non aveva ragione di dubitarli. Non c’è molto da aggiungere.

Tuttavia, per molti altri eventi chiave nei vangeli, c’è molto che può essere detto. Quello che vorrei fare adesso è prendere dai vangeli alcuni degli aspetti più importanti della vita di Gesù e dire qualcosa sulla loro credibilità storica.

1. Il Concetto Radicale che Gesù Aveva di Se Stesso di essere il Divino Figlio di Dio. Una corrente critica estremista nega che il Cristo storico credesse di essere il Figlio di Dio. Dicono che dopo la sua morte, la chiesa primitiva abbia cominciato a sostenere che Gesù abbia detto questo, quando in realtà non lo aveva fatto.

Il problema principale con questa ipotesi è che risulta inconcepibile come degli Ebrei monoteistici possano avere ritenuto divino un uomo che avevano conosciuto, se questo non fosse stato mai asserito dalla persona stessa. Il monoteismo è il cuore stesso della religione Ebraica, e sarebbe stato blasfemo dire che un essere umano era Dio. Tuttavia questo è proprio quello che i primi cristiani proclamavano e credevano riguardo a Gesù. Queste affermazioni dovevano essere fondate sugli insegnamenti di Gesù.

E infatti la maggior parte degli studiosi che fra le parole di Gesù ritenute storicamente autentiche – e sono queste le parole dei vangeli che il gruppo di studiosi del “Jesus Seminar” stamperebbero in rosso – ci sono quelle in cui Lui rivela la sua consapevolezza di essere il Figlio di Dio. Si potrebbe fare un intero studio anche solo su questo punto; ma lasciate che mi concentri sul concetto che Gesù aveva di se stesso di essere il divino Figlio di Dio.

Il concetto radicale di chi lui riteneva di essere è rivelato, per esempio, nella sua parabola dei vignaiuoli malvagi. Persino i più scettici degli studiosi ammettono l’autenticità di questa parabola, dal momento che la troviamo anche nel vangelo di San Tommaso, una dello loro fonti preferite. In questa parabola, il padrone della vigna manda i suoi servi ai vignaiuoli perché dessero una parte del frutto della vigna. La vigna rappresenta Israele, il padrone è Dio e i vignaiuoli sono i leader religiosi Ebrei, mentre i servi sono i profeti mandati da Dio. I vignaiuoli percuotono e rigettano i servi del padrone. Alla fine il padrone della vigna dice, "Che farò? Manderò il mio diletto figlio; forse a lui porteranno rispetto." Invece, i vignaiuoli uccidono il figlio perché è l’erede della vigna. Cosa ci dice questa parabola riguardo al modo in cui Gesù vedeva se stesso? Vedeva se stesso come il figlio diletto di Dio, distinto dagli altri profeti. Il messaggero finale di Dio e persino l’erede della nazione di Israele. Questo non è un semplice contadino Ebraico.

Il concetto che Gesù aveva di se come Figlio di Dio viene espresso apertamente da lui stesso in Matteo 11.27: “Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.” Ancora una volta abbiamo ogni ragione di pensare che queste sono le autentiche parole di Gesù. Viene da una fonte antica alla quale hanno attinto sia Matteo che Luca, una fonte che gli studiosi chiamano documento Q. Per di più è improbabile che la Chiesa abbia inventato queste parole perché ci dicono che nessuno può conoscere il figlio - “nessuno conosce il Figlio, se non il Padre” – mentre alla Chiesa del dopo Pasqua è dato di conoscere il Figlio. Quindi queste parole non sono il prodotto di una teologia sviluppata successivamente dalla Chiesa. Cosa ci dicono queste parole di come Gesù si vedeva? Egli credeva di essere l’esclusivo e assoluto Figlio di Dio l’unica e sola rivelazione di Dio al mondo! Che non si facciano errori: se Gesù non fosse chi asseriva di essere, era più pazzo di David Koresh e Jim Jones messi insieme!

Infine vorrei considerare un’ultima espressione: Gesù ci parla del tempo della sua seconda venuta in Marco 13.32: “Quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma solo il Padre.” Queste sono le parole autentiche di Gesù perché la Chiesa degli anni successivi, che vedeva Gesù come Dio, non avrebbe mai inventato delle parole che attribuivano a Gesù una conoscenza limitata o ignoranza da parte di Gesù. Ma qui Gesù ci dice che non conosce il tempo del suo ritorno. Cosa possiamo imparare da queste parole? Non solo ci rivelano il fatto che Gesù fosse cosciente di essere l’unigenito Figlio di Dio, ma ci presenta una scala in ascesa progressiva cominciando dagli uomini, poi gli angeli poi il Figlio e infine il Padre, una scala in cui Gesù va oltre ogni essere umano o angelico. Questa è roba forte! Tuttavia è quello che Gesù credeva. E questa è solo una sfaccettatura di quello che Gesù credeva riguardo a se stesso. Aveva ragione C.S. Lewis quando disse: “Un uomo che fosse soltanto un uomo e che dicesse le cose che disse Gesù non sarebbe certo un grande maestro di morale, ma un pazzo - allo stesso livello del pazzo che dice di essere un uovo in camicia– oppure sarebbe il Diavolo.Dovete fare la vostra scelta: o quest’uomo era, ed è, il Figlio di Dio, oppure era un matto o qualcosa di peggio. Potete rinchiuderlo come un pazzo, potete sputargli addosso e ucciderlo come un demonio, oppure potete cadere ai suoi piedi e chiamarlo Signore e Dio. Ma non tiriamo fuori nessuna condiscendente assurdità come la definizione di grande uomo, grande maestro. Egli ha escluso la possibilità di questa definizione – e lo ha fatto di proposito.” [8]

2. I Miracoli di Gesù. Anche il più scettico degli oppositori non può negare che Gesù come personaggio storico portò avanti un’opera in cui faceva miracoli ed esorcismi. Rudolf Bultmann, uno dei studiosi più scettici che questo secolo abbia visto, già nel 1926 scrisse:

La maggior parte delle storie dei miracoli raccontati nei vangeli sono leggendari o perlomeno sono rivestiti di leggenda. Ma non può esserci dubbio che Gesù abbia fatto cose tali, che nella comprensione dei suoi contemporanei, erano miracoli; vale a dire, opere che erano soprannaturali o divine. Senza dubbio ha guarito i malati e cacciato demoni. [9]

Ai tempi di Rudolf Bultmann, si credeva che le storie dei miracoli fossero state influenzate da eroi mitologici e di conseguenza fossero, almeno in parte, leggendarie. Ma oggi è pienamente riconosciuto che l’ipotesi dell’influenza mitologica è storicamente sbagliata. Craig Evans, il famoso Jesus Scholar, ci dice che la “vecchia concezione” secondo cui le storie dei miracoli fossero il prodotto della divinizzazione mitologica di un uomo “è stata per la maggior parte abbandonata.”  [10] Egli ci dice che “non è più seriamente contestato” “che i miracoli sono stati una parte importante dell’opera di Gesù.” Il solo elemento che ci rimane per negare che Gesù abbia fatto letteralmente dei miracoli è la presupposizione anti-soprannaturale, cosa che è semplicemente ingiustificata.

3. Il Processo e la Crocifissione di Gesù. Secondo i vangeli Gesù fu condannato per blasfemia dalla corte suprema Ebraica e poi condotto dai Romani perché potesse essere crocifisso con accuse di tradimento e perché si era autoproclamato Re degli Ebrei. Questi fatti non solo sono confermati da fonti bibliche indipendenti come San Paolo e gli Atti degli Apostoli, ma anche da fonti extra-bibliche. A cominciare da Giuseppe Flavio e Mara bar Serapion apprendiamo che i capi Ebrei presentarono un’accusa formale contro Gesù e che fecero parte degli eventi che portarono alla sua esecuzione. Dal Talmud Babilonese, Sanhedrin 43a, apprendiamo che il coinvolgimento dei leader Ebrei nel processo contro Gesù fu spiegato come la cosa giusta da fare contro un eretico. Secondo Johnson, “Il supporto storico riguardo al modo in cui Gesù è morto, quelli che ne sono stati la causa, e forse anche i co-agenti, è ineccepibile:  [11] La crocifissione di Gesù è riconosciuta persino dal Jesus Seminar come “Un fatto storicamente indiscutibile.”  [12]

Ma questo fa sorgere una domanda che ci lascia perplessi: Perché Gesù fu crocifisso? Come abbiamo visto, l’evidenza mostra che la sua crocifissione fu istigata da accuse di blasfemia, accuse che per i romani equivaleva a tradimento. È questa la ragione per cui è stato crocifisso. Nella placca che fu inchiodata alla croce sopra la sua testa avevano scritto: “Il Re degli Ebrei.” Ma se Gesù era semplicemente un uomo comune, un cinico filosofo, o semplicemente un liberale rivoltoso sociale, come viene descritto dal Jesus Seminar, allora la sua crocifissione diventa inspiegabile. Come ci dice il professore Leander Keck della Yale University: “L’idea che questo cinico Ebreo (e la sua dozzina di hippies) con il suo atteggiamento e i suoi aforismi potesse rappresentare una seria minaccia per la società sembra essere più il frutto della presunzione di studiosi alienati che di solido giudizio storico.”  [13] John Meier, lo studioso del Nuovo Testamento, è ugualmente diretto. Ci dice che un Gesù blando che andava semplicemente in giro a raccontare parabole e che diceva alla gente di guardare i gigli nei campi – “un tale Gesù,” egli dice, “non rappresentava minaccia per nessuno, così come questi professori universitari che lo hanno inventato, non minacciano nessuno.”  [14] Il Jesus Seminar ha inventato un Gesù che è incompatibile con il fatto indiscutibile della sua crocifissione.

4. La Resurrezione di Gesù. Mi sembra che ci siano quattro fatti accertati che costituiscono evidenza induttiva per la resurrezione di Gesù:

Fatto #1: Dopo la sua crocifissione, Gesù fu sepolto nella tomba di Giuseppe di Arimatea. Questo fatto è molto importante perché significa che il luogo della sua sepoltura era conosciuto sia dagli Ebrei che dai Cristiani. Ragion per cui diventa inspiegabile come il credo nella sua resurrezione possa sorgere se si poteva semplicemente andare alla tomba che conteneva il suo corpo. Secondo John A. T. Robinson della Cambridge University, la sepoltura onorabile di Gesù è uno dei “primi e più confermati fatti riguardanti Gesù.”  [15]

Fatto #2: La Domenica dopo la sua Crocifissione, la tomba di Gesù fu trovata vuota da un gruppo di donne sue seguaci. Secondo Jakob Kremer, uno studioso sulla resurrezione Austriaco, “La stragrande maggioranza degli esegeti crede fermamente nell’affidabilità delle affermazioni bibliche riguardo la tomba vuota.”  [16] Come ci dice D. H. van Daalen, “E’ davvero difficile negare storicamente il fatto che la tomba fosse vuota; coloro che vogliono negarlo lo fanno su presupposizioni teologiche o filosofiche”  [17]

Fatto #3: In diverse occasioni e in svariate circostanze, diversi individui e gruppi di persone hanno avuto apparizioni di Gesù risorto dalla morte. Questo è un fatto che è quasi universalmente riconosciuto fra gli studiosi odierni del Nuovo Testamento. Persino Gert Lüdemann, forse il più prominente oppositore odierno sulla resurrezione ammette: “Può essere ritenuto storicamente certo che Pietro e i suoi discepoli hanno vissuto esperienze, dopo la morte di Gesù, nelle quali Gesù è apparso loro come il Cristo risorto.” [18]

Infine, Fatto #4: I primi discepoli credevano che Gesù fosse risorto dai morti nonostante avessero ogni ragione per non crederci. A dispetto della loro iniziale predisposizione a credere il contrario, è un innegabile fatto storico che i discepoli originali credevano, proclamavano, ed erano disposti anche a morire per la certezza della resurrezione di Gesù. C. F. D. Moule della Cambridge University, conclude dicendo che qui abbiamo un credo per il quale nessun’altra ragione, in termini di precedenti influenze storiche, può giustificare – eccetto che la resurrezione stessa. [19]

Qualunque storico coscienzioso, quindi, che voglia dare una spiegazione degli eventi, deve confrontarsi con questi quattro fatti indipendentemente confermati: L’onorevole sepoltura di Gesù, la scoperta della tomba vuota, le sue apparizioni da vivo dopo la morte, e l’origine stessa del credo dei discepoli nella sua resurrezione e, di conseguenza, del Cristianesimo. Voglio enfatizzare che questi quattro fatti non rappresentano la conclusione a cui sono giunti degli studiosi Cristiani, non ho neanche citato gli studiosi Cristiani, tuttavia questo è il pensiero della maggioranza degli studiosi del Nuovo Testamento odierni. La domanda dunque è: come si possono meglio spiegare questi fatti?

Questo mette i critici scettici in una situazione disperata. Per esempio, qualche tempo fa, ho avuto un dibattito con un professore della Irvine University of California, sulla storicità della resurrezione di Gesù. Egli aveva scritto una ricerca per il suo dottorato su questo argomento e di conseguenza era ben a conoscenza dell’evidenza. Non poteva negare l’onorevole sepoltura di Gesù, la tomba vuota, le sue apparizioni dopo la morte, e l’origine del credo dei discepoli nella sua resurrezione. Di conseguenza, la sua unica possibilità era di trovare qualche altra alternativa a questi fatti. Così ha sostenuto che Gesù avesse uno sconosciuto gemello identico, che era stato separato da lui alla nascita, e che era poi tornato a Gerusalemme al tempo della crocifissione, abbia rubato il corpo di Gesù dalla tomba, e si fosse presentato ai discepoli, i quali lo hanno scambiato per Gesù e hanno dedotto che fosse risorto dai morti! Ora non mi soffermerò su come mi sono cimentato nel confutare la sua teoria, ma credo che questa teoria sia educativa perché ci mostra a quali disperati estremi gli scettici devono ricorrere per negare la storicità della resurrezione di Gesù. Infatti l’evidenza è così potente che uno dei più noti teologi Ebrei odierni, Pinchas Lapide, si è detto convinto sulla base dell’evidenza che il Dio d’Israele ha fatto risorgere Gesù dai morti! [20]

Conclusione

Riassumendo, i vangeli non solo sono degni di fiducia come documenti in generale, ma se diamo un’occhiata ad alcuni dei più importanti aspetti riguardanti Gesù nei vangeli, come ad esempio le sue affermazioni radicali, i suoi miracoli, il suo processo e crocifissione, in tutto questo la loro veridicità storica ne esce fuori brillantemente. Dio è vissuto nella nostra storia, e noi possiamo provarlo.

Per approfondimenti: http://www.reasonablefaith.org/the-evidence-for-jesus#ixzz3mAhCZst

  • [1]

    Luke Timothy Johnson, The Real Jesus (San Francisco: Harper San Francisco, 1996), p. 123.

  • [2]

    A. N. Sherwin-White, Roman Society and Roman Law in the New Testament (Oxford: Clarendon Press, 1963), pp. 188-91.

  • [3]

    Rudolf Pesch, Das Markusevangelium, 2 vols., Herders Theologischer Kommentar zum Neuen Testament 2 (Freiburg: Herder, 1976-77), 2: 519-20.

  • [4]

    See discussion in Colin J. Hemer, The Book of Acts in the Setting of Hellenistic History, ed. Conrad H. Gempf, Wissenschaftliche Untersuchungen zum Neuen Testament 49 (Tübingen: J. C. B. Mohr, 1989), chap. 8.

  • [5]

    Ibid., chaps. 4-5.

  • [6]

    Sherwin-White, Roman Society, p. 189.

  • [7]

    William M. Ramsay, The Bearing of Recent Discovery on the Trustworthiness of the New Testament (London: Hodder & Stoughton, 1915), p. 222.

  • [8]

    C. S. Lewis, Mere Christianity (New York: Macmillan, 1952), p. 56.

  • [9]

    Rudolf Bultmann, Jesus (Berlin: Deutsche Bibliothek, 1926), p. 159.

  • [10]

    Craig Evans, "Life-of-Jesus Research and the Eclipse of Mythology," Theological Studies 54 (1993): 18, 34.

  • [11]

    Johnson, Real Jesus, p. 125.

  • [12]

    Robert Funk, Jesus Seminar videotape.

  • [13]

    Leander Keck, "The Second Coming of the Liberal Jesus?" Christian Century (August, 1994), p. 786.

  • [14]

    John P. Meier, A Marginal Jew, vol. 1: The Roots of the Problem and the Person, Anchor Bible Reference Library (New York: Doubleday, 1991), p. 177.

  • [15]

    John A. T. Robinson, The Human Face of God (Philadelphia: Westminster, 1973), p. 131.

  • [16]

    Jakob Kremer, Die Osterevangelien--Geschichten um Geschichte (Stuttgart: Katholisches Bibelwerk, 1977), pp. 49-50.

  • [17]

    D. H. Van Daalen, The Real Resurrection (London: Collins, 1972), p. 41.

  • [18]

    Gerd Lüdemann, What Really Happened to Jesus?, trans. John Bowden (Louisville, Kent.: Westminster John Knox Press, 1995), p. 80.

  • [19]

    C. F. D. Moule and Don Cupitt, "The Resurrection: a Disagreement," Theology 75 (1972): 507-19.

  • [20]

    Pinchas Lapide, The Resurrection of Jesus, trans. Wilhelm C. Linss (London: SPCK, 1983).